Il COVID ha cambiato le nostre prime volte

Di

jennifer-niven

Quelli dell’adolescenza sono notoriamente anni di scoperte. È una stagione di prime volte: il primo batticuore, le prime pene d’amore, la prima volta al volante o in una cabina elettorale, il primo bacio, la prima esperienza sessuale. Per molti giovani sono gli ultimi anni di libertà e innocenza, prima di affrontare le sfide e le responsabilità dell’età adulta.
Ricordo la mia adolescenza come un periodo per lo più felice, a volte pieno di angoscia. Il momento che non potrò mai dimenticare è stato la prima volta in cui ho avvertito il pavimento scomparirmi da sotto i piedi. Tutti prima o poi viviamo un’esperienza del genere nella vita, e da adulti sappiamo che può succedere anche più di una volta, di trovarsi senza certezze, nell’ignoto, con solo cocci spezzati tra le dita. Da adolescenti invece non ce lo aspettiamo ancora: il pavimento che va in frantumi costituisce una drammatica prima volta. La mia è stata quando avevo diciotto anni. E di certo, un altro pavimento si è rotto per tutti noi quando abbiamo conosciuto il COVID.

In un mondo normale e senza pandemie, gli adolescenti sono abitualmente sottoposti a innumerevoli pressioni – tanto che l’ansia è diventata un’emergenza nazionale. Secondo il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti, un ragazzo su tre, tra i tredici e i diciotto anni, soffre di un disturbo d’ansia. I Centri Nazionali per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie indicano che il tasso dei suicidi tra i dodici e i diciotto anni è ai massimi storici.
È facile capirlo se pensiamo a quanto facilmente la violenza serpeggi tra i banchi di scuola, o se pensiamo ai problemi di salute mentale troppo spesso taciuti – depressione, disturbi bipolari, disturbi ossessivo-compulsivi, anoressia… Tutti problemi spesso aggravati da adulti che non riescono a cogliere la profondità del disagio e liquidano questioni concrete come sconvolgimenti ormonali ed emotività adolescenziali.
E poi ci sono i Social. La fatica di stare al passo con gli altri creando contenuti sempre nuovi. Il deleterio costante confronto con una quantità impressionante di false immagini che raccontano vite perfette, volti perfetti, corpi perfetti. Davanti a questo, tantissimi adolescenti si sentono inadeguati e credono di essere gli unici sbagliati di fronte a un mondo che, tramite post, appare invece perfetto. Il giudizio immediato, di coetanei o sconosciuti sotto forma di like o commenti, non aiuta.
Come se tutto ciò non bastasse, ora stiamo combattendo una pandemia globale.
Con il COVID, all’improvviso, i ragazzi si sono trovati a non poter più vivere le esperienze che la società ha sempre considerato parte integrante del diventare adulti. Il ballo di fine anno. Il diploma. I primi appuntamenti. Il consolidarsi di amicizie durature. I lavoretti estivi. Le tradizioni. Il tempo trascorso con la famiglia… Molti adolescenti con cui ho parlato si sentono smarriti e alla deriva, e allo stesso tempo completamente bloccati. Non solo si stanno perdendo eventi ed esperienze: a molti di loro, il COVID ha tolto la rete di protezione degli amici, della scuola, degli insegnanti e della comunità. La mancanza di un abbraccio o di una chiacchierata faccia a faccia all’improvviso diventa fatale.
Ci siamo dentro tutti, ma per gli adolescenti l’isolamento può diventare un luogo pericoloso.
Cito Paolo, sedici anni, dice: «Non ho potuto chiedere ai miei amici più grandi come hanno affrontato la vita l’ultima volta che sono stati costretti a un lockdown. Perché una cosa così non c’era mai stata prima. Nessuno sapeva cosa fare, nemmeno gli adulti. E comunque loro non lo sanno nemmeno ora.» Per fortuna, da un momento storico così incerto è venuto fuori anche qualcosa di buono. Lo ha detto Marco, diciassette anni: «Questo tempo ci dà l’opportunità di pensare a chi siamo e a che cosa stiamo facendo della nostra vita.» Kenzie, che ha diciannove anni, scrive sulla rivista online del college: «Abbiamo chiesto ai nostri lettori come li ha cambiati il COVID. Molti non si sentono più costretti a competere come prima con i compagni di classe in merito alla resa scolastica. Altri hanno detto di essere più consapevoli della tossicità di alcune relazioni.» Altri ancora dicono di aver dato per scontato legami profondi e di provare un ritrovato senso di gratitudine e apprezzamento nei confronti di quell’intimità. Cercano di coltivarla in modi nuovi: parlando al telefono, scrivendo lettere, organizzando feste su Zoom, o lavorando a distanza a progetti in comune. Qualsiasi cosa possa rafforzare quel legame.
Alcuni adolescenti si sono rivolti a piattaforme come TikTok, Instagram o Snapchat, per restare connessi con gli amici. Altri, al contrario, si stanno allontanando dai Social, nel tentativo di placare il rumore di fondo e costruire legami diversi.
Per alcuni ragazzi, i Social media sono diventati uno strumento da sfruttare per trasformarsi in attivisti senza dover andare a manifestazioni affollate, dando loro voce in un momento in cui in tanti sentono di non averla affatto.
Per altri, stare dietro uno schermo è equivalso a trovarsi dietro un muro, e amicizie e relazioni si sono logorate, o sono state recise senza spiegazioni.
«È un brutto momento per chiunque, in questo periodo; figuriamoci per un adolescente» dice ancora Kenzie. «Una delle cose più difficili è non poter rifugiarsi da un amico come facevamo di solito.»
«Il COVID ha cambiato le nostre prime volte» aggiunge Lila. «E non potremo mai più riaverle indietro.»
Cosa possiamo fare, quindi, per aiutare i nostri ragazzi a camminare su questo pavimento che sta scomparendo? Dobbiamo ascoltare. Dobbiamo incoraggiarli a parlare, a non isolarsi. Dobbiamo ricordare loro che sono importanti. Dobbiamo aiutarli a capire che questa situazione – che si tratti della pandemia in sé o della sofferenza mentale ed emotiva che stanno vivendo a causa di una situazione particolare – non durerà per sempre. Dobbiamo essere una risorsa e offrire loro delle risorse. Dobbiamo dir loro che anche per gli adulti è difficile. Dobbiamo dir loro che non sono soli. In questo modo, non solo aiuteremo i giovani a ricostruire i pavimenti scomparsi, ma daremo loro gli strumenti per costruirne dei nuovi. Se c’è qualcosa che ho capito degli adolescenti di oggi, è che ne sono capaci. Sono resilienti. Sono pieni di risorse. Sono una fonte d’ispirazione. Sono molto più forti di quanto non credano.
Sono incredibili. A volte, hanno soltanto bisogno che qualcuno glielo ricordi.


© Jennifer Niven – Traduzione di Valentina Zaffagnini

articolo pubblicato su la Lettura del Corriere della Sera il 25 aprile 2021

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