Da grande voglio fare la giornalista scientifica! Otto domande a Valentina Torchia

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Come, quando, perché si decide di diventare giornalista scientifica? Qual è la miccia che si accende e che ti fa desiderare di scrivere articoli scientifici, che siano accattivanti ma allo stesso tempo comprensibili e utili alle persone? L’abbiamo chiesto a Valentina Torchia, giornalista scientifica, che da amante della scienza e della scrittura è riuscita a trasformare una duplice passione in un lavoro estremamente affascinante e dinamico!

Che cosa fa nel quotidiano una giornalista scientifica? Com’è la tua giornata?

Una giornalista scientifica ogni mattina si sveglia, e sa che dovrà essere più veloce…di tutti! Nel giornalismo, infatti, una regola fondamentale è quella di arrivare prima degli altri, con le notizie “più nuove”, ma ovviamente senza dimenticare l’esattezza e la precisione. Si comincia cercando nelle riviste scientifiche specializzate, dove le ricercatrici e i ricercatori pubblicano i risultati delle loro ricerche, poi si spulciano i comunicati stampa delle organizzazioni e degli enti che si occupano di ricerca scientifica. Senza dimenticarsi di dare un’occhiata anche ai giornali “generalisti”, come per esempio il Corriere della Sera o Repubblica, per capirci. Poi, una volta trovato un argomento interessante, si studia! Il giornalista, infatti, deve capire benissimo la scoperta scientifica di cui vuole parlare: altrimenti, come farebbe a spiegarla a tutto il resto del mondo? A volte, capita di intervistare medici o scienziati, che ci aiutano a capire ancora meglio gli argomenti più complicati. Infine, si arriva al momento della scrittura. Qui viene il bello, perché bisogna “tradurre” dal linguaggio arzigogolato della scienza a uno più semplice, comprensibile a tutti, ma senza perdere nemmeno un’informazione.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Lo studio e la scoperta. Ogni volta che scrivo un articolo o del materiale di divulgazione, infatti, mi avvicino ad argomenti che magari non conosco bene, a nuove scoperte, alle ultime novità della scienza. A volte, è come fare un viaggio in un Paese straniero, dove si incontrano cose mai viste prima.

Qual è la parte più noiosa del tuo lavoro?

Le revisioni. Purtroppo, a volte, chi commissiona un articolo a un giornalista mette un sacco di paletti o cambia idea mille volte sulla lunghezza dell’articolo, sull’argomento a cui dare maggiore importanza, sullo stile di scrittura. Insomma, può capitare che lo stesso articolo debba essere scritto e riscritto diverse volte, prima di arrivare alla forma definitiva che vedrà la luce sui giornali o sul web.

Da ragazza hai sempre voluto fare questo lavoro?

Da piccola volevo fare la scienziata. Lavorare in laboratorio, fare un sacco di scoperte incredibili e salvare il mondo. Adoravo i documentari e la biologia era la mia materia preferita. Vedevo davanti a me un grande futuro di ricercatrice!

Come quando e perché hai deciso che il giornalismo scientifico sarebbe stato il tuo lavoro?

Come dicevo, all’inizio sognavo di fare la ricercatrice. Però, quando ho cominciato a frequentare i laboratori veri… ho scoperto che non facevano per niente al caso mio! Sono sempre stata poco brava con le cose pratiche, come per esempio la cucina, e spesso combinavo dei bei pasticci tra provette e vetrini. Però, la scienza mi ha sempre affascinato. Quindi, ho deciso di unirla all’altra mia grande passione: la scrittura. Ed ecco come nasce una giornalista scientifica. O, almeno, come sono nata io!

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Da piccola chi erano i tuoi “idoli”, chi ti ha ispirato a scegliere questa strada?

Di certo il mio idolo supremo era, ed è tutt’ora Piero Angela: il più grande giornalista scientifico italiano di tutti i tempi, secondo me. Guardare i suoi programmi televisivi mia ha, prima, fatta innamorare della scienza e fatto sognare di diventare ricercatrice e, dopo, mi ha fatto capire che la mia strada era quella non di fare scienza in laboratorio, ma di raccontarla con la mia scrittura.

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Qual è il libro di cui ti sei perdutamente innamorata da ragazza?

Uno dei miei libri preferiti che parla di scienza, ma non è un saggio, è “La Bussola d’oro”, di Philip Pullman. È una storia di avventura in cui si parla di particelle microscopiche che custodiscono la nostra coscienza come esseri umani, di altri mondi e della gioia di esplorare e fare scoperte. Un altro libro del cuore per me è stato sicuramente “Questi buffi animali” di Patrice Amen. Una specie di enciclopedia zoologica per ragazzi, dove l’autore spiegava tutte le curiosità immaginabili, anche delle creature meno conosciute.

Quale consiglio pratico daresti a un ragazzo o una ragazza che vogliono diventare giornalisti scientifici?

Coltiva la tua curiosità: è la chiave per scovare le notizie più interessanti. Sii veloce, ma ricordati sempre di verificare le fonti delle notizie che leggi. Soprattutto su internet, spesso di leggono molte fake news, ed è importante capire come riconoscerle. Anche per evitare di fare brutte figuracce!

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