Da grande voglio fare il divulgatore scientifico! Otto domande a Graziano Ciocca.

Di

graziano ciocca

Come, quando, perché si decide di diventare divulgatore scientifica? Qual è la miccia che si accende e che ti fa desiderare di studiare piante e animali, orgnanizzare laboratori, scrivere libri sulla scienza e la biologia? L’abbiamo chiesto a Graziano Ciocca, divulgatore scientifico, biologo, scrittore (e appassionato di classificazioni!).

1-Che cosa fa nel quotidiano un divulgatore scientifico?

Non esiste un quotidiano, ogni giorno è diverso! Nell’ultima settimana ho fatto il presentatore su un palco, ho organizzato un evento, ho condotto laboratori online e progettato un mega-laboratorio per un festival della scienza, mandato decine di mail, fatto preventivi, …

Ah, ma voi volevate sapere cosa fa un divulgatore scientifico in generale? Va bene, pronti! Io mi occupo di diffondere la cultura scientifica tramite vari strumenti accattivanti, come giochi, libri e attività interattive. Un divulgatore scientifico cerca di portare la scienza a tutti, semplificandone il linguaggio… ma non i contenuti.

2-Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

I laboratori! Prima e dopo.
Prima: mi piace ideare giochi, metafore, attività che rendano un concetto accessibile e divertente. Possiamo parlare di DNA o di specie aliene invasive, di ecosistemi o di cellule, ma il principio creativo nella nostra testa da divulgatrice è sempre lo stesso.
Dopo: vedere la resa di un laboratorio, come reagiscono le persone, come interagiscono con l’animatore scientifico che conduce il laboratorio e poi il famosissimo sguardo “Ho capito!” dentro gli occhi del pubblico. I bambini e i ragazzi sono un pubblico particolarmente recettivo e soddisfacente con cui “divulgare fortissimo”.

3-Qual è la parte più noiosa del tuo lavoro?

Sono un biologo, non un amministratore.
Ho studiato i nomi degli animali e come riconoscere le piante, come funziona il corpo umano e l’importanza della biodiversità. Nessuno mi ha mai insegnato a fare una fattura, a rispondere correttamente una mail o a fare un piano di comunicazione sui social network.

Eppure, io e le mie socie di G.Eco abbiamo dovuto imparare. Ma sotto sotto, se posso dirlo, un po’ mi piace fare i conti e aggiornare i fogli excel. Sono un appassionato della categorizzazione e classificazione e mi piace vedere come vanno le cose. Un po’ come Carlo Linneo, il naturalista svedese che circa 300 anni fa inventò il modo per classificare il mondo dei viventi.

4-Che tipo di scuola bisogna fare per diventare un biologo? E un divulgatore scientifico?

Io ho studiato al liceo scientifico e poi mi sono laureato in Ecologia ed Evoluzione all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Sono sempre stato appassionato della natura e la scienza, perciò il percorso di studi è stato semplice. La risposta, è altrettanto semplice. Per fare il biologo, bisogna studiare biologia! Per fare il divulgatore… non esiste una scuola specifica. Esistono dei raduni (come “Folle di Scienza”), dei corsi e dei festival in cui incontrare tanti colleghi con i quali scambiare idee, ma il grosso del lavoro si impara sul campo!


5-Da ragazzo hai sempre voluto fare questo lavoro?
No, semplicemente perché neanche sapevo che esistesse. D’altro canto, ho ritrovato tra gli scatoloni dei ricordi un tema di terza elementare in cui dicevo di voler diventare un biologo per sconfiggere il cancro. Ecco, il cancro non l’ho sconfitto, ho studiato un sacco di insetti e sono effettivamente diventato un biologo.
Poi ho scoperto che mi piaceva condividere le conoscenze (mi hanno soprannominato “Lo sai che?”) ed ero bravo a comunicare, soprattutto ai bambini. Ho trovato un ambiente fertile all’Università ed eccomi qua!

6-Da piccolo chi erano i tuoi “idoli”, chi ti ha ispirato a scegliere questa strada?
Vi dirò una cosa strana, ma non li ho avuti. La scrivo piccola piccola questa cosa: non ho mai finito di vedere una puntata di SuperQuark. L’ispirazione a seguire questa strada non è stata una persona, ma la natura stessa.
Quando avevo 3 anni passavo le giornate intere in giardino e ne ho sempre voluto sapere di più. Poi nel corso della vita ho incontrato professori, colleghi e amici bravissimi. Perciò, ecco, sono un po’ deludente, ma non vi sgancerò neanche un nome famoso.

7-Qual è il libro (di biologia o affine) di cui ti sei perdutamente innamorato da ragazzo?
Il fulmine a ciel sereno nelle mie letture è stato “Breve storia di (quasi) tutto” di Bill Bryson. Forse era il primo libro di saggistica che leggevo, cioè non un romanzo con protagonisti e una trama, ma un trattato eccezionalmente bello su come sia fatto il nostro mondo.
Un misto di domande curiose (perché il mare è salato?), condito da aneddoti e battute che mi ha letteralmente folgorato. Primo: ho regalato questo libro a chiunque. Secondo: ho deciso che avrei voluto scrivere un libro ironico e divulgativo anche io. Ha funzionato, credo, perché di libri ne ho scritti quattro.

Posso rispondere alla domanda di prima adesso?
Ecco.
Ti amo, Bill Bryson.

8-Quale consiglio pratico daresti a un ragazzo o una ragazza che vogliono diventare biologi o divulgatori scientifici?

Diventa biologo o naturalista se ami la natura e intendi proteggerla.
Non essere bacchettone con chi non la pensa come te. La mia esperienza mi insegna che se vuoi appassionare una persona a una causa, come per esempio contrastare la crisi climatica, devi passare attraverso l’emozione, e non rimproverando i comportamenti sbagliati.
Quanto alla divulgazione, esistono mille sfaccettature: sarai un giornalista? Un podcaster? Un autore di libri? Un progettista di laboratori? Un organizzatore di festival? Scopri i tuoi talenti e le tue passioni e cerca di trovare in cosa coincidono.

Se trovi qualcosa in cui sei bravo/a e che ti piace studiare/fare, allora forse quella è la strada della tua vita.
Buona divulgazione a tutti/e!

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